Tra settembre e novembre, capita spesso di trovare più capelli sul cuscino o sulla spazzola. Nella maggior parte dei casi è un fenomeno naturale e passeggero. Ecco come riconoscerlo e quando è utile una visita.
A cura del Dott. Marco Marconi
Dermatologo, specialista in Dermatologia e Venereologia. Si occupa in particolare di tricologia e di patologie del cuoio capelluto. Visita nelle sedi Navigli, Moscova e Magenta di Clinica Aristotele.
In autunno, la caduta dei capelli aumenta a causa di un fenomeno naturale chiamato effluvio telogeno stagionale, legato al normale ciclo di crescita del capello. In genere dura due o tre mesi e si risolve da sola. Se la caduta supera questo periodo, è molto diffusa o accompagnata da altri segnali, può essere utile una visita dermatologica.

Il ciclo di vita del capello
Ogni capello segue un ciclo a tre fasi. La fase anagen è la fase di crescita attiva e dura, in media, alcuni anni. Segue una breve fase di transizione, chiamata catagen. Infine arriva la fase telogen, il periodo di riposo che precede la caduta naturale del capello.
In estate una quota maggiore di capelli entra nella fase telogen. Poiché questa fase dura circa due o tre mesi, la caduta diventa visibile in autunno e si concentra in poche settimane. Le cause precise di questo ritmo stagionale non sono ancora del tutto chiare. Quando le giornate si accorciano, molti capelli entrano nella fase di riposo. Il risultato è una caduta più visibile, concentrata in poche settimane.
Questo fenomeno si chiama effluvio telogeno stagionale. Non è una malattia. È una risposta fisiologica del cuoio capelluto ai cambiamenti stagionali.
I segnali da non sottovalutare
La caduta stagionale presenta caratteristiche ben definite. Quando si discosta da questo schema, vale la pena prestare attenzione.
- La caduta continua da oltre tre o quattro mesi, senza segni di rallentamento.
- I capelli appaiono visibilmente più radi, soprattutto sulla sommità del capo.
- Compaiono chiazze prive di capelli, ben delimitate.
- Il cuoio capelluto è arrossato, pruriginoso o dolente al tatto.
- La caduta si accompagna a stanchezza persistente, variazioni di peso o altri sintomi generali.
Nessuno di questi segnali, da solo, indica necessariamente un problema serio. Ma insieme, o se persistenti, meritano un confronto con uno specialista.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi parte sempre da un colloquio. Lo specialista raccoglie informazioni su quando è iniziata la caduta, sulla sua intensità e su eventuali cambiamenti recenti nella vita del paziente, come stress, diete o farmaci.
Segue, in genere, un esame chiamato tricoscopia. Si tratta di un’osservazione del cuoio capelluto con un piccolo strumento ottico, che consente di valutare la densità dei capelli, il loro spessore e lo stato dei follicoli, senza arrecare alcun fastidio al paziente. In alcuni casi può essere utile anche il pull test, una leggera trazione su una ciocca di capelli per valutare quanti si staccano facilmente. Se la storia clinica lo suggerisce, il medico può prescrivere esami del sangue, ad esempio per controllare i livelli di ferritina o la funzione tiroidea. Questi due fattori, se alterati, possono contribuire a una caduta più marcata
Le possibilità di trattamento
L’approccio dipende dalla causa individuata.
Se la caduta è un effluvio telogeno stagionale, in assenza di altre anomalie, spesso non è necessario alcun trattamento specifico. Il fenomeno si esaurisce da solo nel giro di qualche mese, quando il normale ciclo del capello si riequilibra.
Se gli esami evidenziano una carenza, come bassi livelli di ferro, il medico può consigliare un’integrazione mirata, da assumere sotto controllo medico.
In presenza di altre condizioni che coinvolgono il cuoio capelluto, lo specialista può valutare terapie topiche o altri trattamenti dermatologici, scelti in base alla situazione specifica di ogni paziente. Non esiste un protocollo unico valido per tutti: la terapia va sempre calibrata dopo la diagnosi.
Quando rivolgersi allo specialista
Una visita dermatologica o tricologica può essere utile quando:
- la caduta dura da più di tre mesi senza miglioramenti
- il diradamento è visibile anche a chi osserva da fuori
- compaiono chiazze localizzate
- il cuoio capelluto presenta prurito, arrossamento o dolore
- la caduta si accompagna a sintomi generali, come stanchezza o cambiamenti di peso
Non è necessario attendere che la situazione peggiori per chiedere un parere. Una valutazione tempestiva aiuta a capire se si tratta di un fenomeno stagionale o se è necessario approfondire.
Domande frequenti
Quanti capelli è normale perdere al giorno? In media si perdono tra i 50 e i 100 capelli al giorno. In autunno, questo numero può aumentare temporaneamente a causa dell’effluvio telogeno stagionale.
Quanto dura la caduta stagionale dei capelli? Di solito tra sei e dodici settimane. Se la caduta persiste oltre questo periodo, è consigliabile una valutazione specialistica.
La caduta di capelli in autunno riguarda anche gli uomini? Sì, il fenomeno colpisce sia uomini che donne. Negli uomini, però, può sovrapporsi ad altre forme di diradamento legate a fattori ormonali o genetici, che vanno distinte mediante una visita.
Gli integratori fanno ricrescere i capelli? Gli integratori possono essere utili in caso di carenze specifiche, individuate tramite esami del sangue. Da soli non sostituiscono una diagnosi né un eventuale trattamento medico.
Quando è necessario fare esami del sangue? Quando la caduta è prolungata, intensa o accompagnata da altri sintomi. Sarà lo specialista a stabilire quali esami servono, caso per caso.
In breve
- In autunno è normale perdere più capelli: il fenomeno si chiama effluvio telogen stagionale.
- Di solito si risolve da solo entro due o tre mesi.
- Chiazze, prurito o caduta prolungata meritano attenzione.
- La diagnosi si basa su colloquio, tricoscopia e, se necessario, esami del sangue.
